La Sicilia di Montalbano

La suggestiva atmosfera di Villa Fegotto

Fegotto costituisce una importante testimonianza dell’identità storica e culturale dell’isola e in particolare del territorio, rispetto al quale è stato punto di riferimento economico, politico e sociale fino alla metà del Novecento.

Il termine “Donnafugata” ha origini antiche. Si narra provenisse dal termine arabo “Ayn Al-Sihhat”, che significava “Fonte della Salute”, poiché antiche fonti narravano la presenza di una sorgente nota nei pressi della tenuta. Il termine poi, a causa delle leggende in suo conto, venne evoluto in “Donnafugata” derivante dal termine in dialetto siciliano “Ronna Fuata”, che va a significare “Donna in Fuga” o “Donna Fuggita”.

Booking.com

La suggestiva atmosfera del complesso architettonico della villa rende Fegotto un luogo imperdibile da visitare negli itinerari culturali del Sudest siciliano.

La casa padronale e il giardino storico conservano, non a caso, l’articolazione e gli arredi originali. 
Questo da un lato ha reso Fegotto oggetto dell’attenzione di un vasto pubblico di studiosi e appassionati, dall’altro ha fatto innamorare i più importanti registi e scenografi italiani, che l’hanno scelto come prevalente ambientazione delle loro opere principali, da Marianna Ucrìa al Commissario Montalbano.

La villa, gli ambienti produttivi ottocenteschi come il palmento e il granaio, così come la Chiesa, i cortili e i giardini, non sono solo il luogo ideale per un’indimenticabile esperienza di visita, ma soprattutto per l’organizzazione di eventi, pubblici e privati.

La storia

La storia che gira intorno al Fegotto e che gli ha consentito, nel tempo, di crescere in prestigio e bellezza, è la storia di un feudo dalle notevoli capacità produttive che è passato, nel corso dei secoli, per mano di varie famiglie nobiliari.

Le prime notizie di cui si ha traccia scritta, risalgono al XVII secolo, quando la proprietà apparteneva a Girolamo Landolina dei Landolina di Noto, Baroni della Carnicera, da cui passò al figlio Girolamo e poi al nipote Aurelio. 
Dai Landolina, la proprietà passo nelle mani dei Cannizzo e poi dei La Jacona, che ottenero di convertire il loro titolo da Baroni del Patro a Baroni del Fegotto. 
Dopo, tuttavia, il feudo fu concesso in enfiteusi a Paolo Rizza, cui seguirono il figlio Vito e il nipote Evangelista: furono loro a trasformarlo profondamente, coltivandolo e gestendolo con criteri imprenditoriali del tutto all’avanguardia per la Sicilia di quell’epoca.

Fino agli anni ’50 del ‘900, al Fegotto si coltivò e si allevò di tutto. Dalle viti agli ulivi, dai carrubi ai mandorli, dal grano al tabacco e perfino al baco da seta, quelle che provenivano da questo feudo erano tutte produzioni eccellenti, puntualmente premiate nelle esposizioni agricole nazionali.

Proprio questa vasta attività produttiva ha fatto sì che intorno al caseggiato originario si sviluppasse presto un insieme di opifici, come il palmento per l’uva, il frantoioper le olive, il casolaro per il formaggio, oltre alla cantina, al granaio, alle stalle, persino alle officine per ilmaniscalco e il falegname, mentre nelle grandi cucine si preparava il pane e si lavorava il latte: questi ricchi ambienti sono ancora oggi perfettamente conservati, completi di arredi e strumenti come all’epoca.

Grazie al ruolo pubblico di primo piano della famiglia Rizza (Paolo era stato Giudice ideota, Vito fu sindaco di Chiaramonte Gulfi, Evangelista fu Deputato del Regno), Fegotto divenne anche centro di riferimento sociale e religioso nel territorio, al punto che tra i suoi caseggiati trovarono posto la Chiesa (che rimase parrocchiale fino agli anni ’70), la scuola di Stato (aperta nel 1908 ed attiva fino al 1976), la Caserma di Carabinieri e persino l’Ufficio postale.

Il Cinema

Chi è rimasto impressionato dalla carica suggestiva delle ambientazioni d’epoca e degli indimenticabili cortili di Marianna Ucrìa e I Vicerè, li ritroverà facilmente visitando Fegotto.

Le caratteristiche architettoniche della villa, la sua complessità e certamente la sua rappresentatività rispetto alle dimore aristocratiche in cui si è svolta per secoli la vita non solo privata ma anche pubblica, politica ed economica dell’Isola, hanno fatto sì che villa Fegotto sia stata scelta nel tempo per ospitare numerosissimi set cinematografici e, nel tempo recente, anche televisivi.

Nino Manfredi, Lando Buzzanca, Laura Morante, Philippe Noiret, Nino Frassica, Enrico Lo Verso, Michele Placido, Lorenzo Crespi, Tony Sperandeo sono solo alcuni dei grandi nomi del cinema italiano che hanno “trovato casa” a Fegotto, anche per lunghi periodi di riprese: qui è rimasta, intatta, l’intera scenografia di Marianna Ucrìa, realizzata da Danilo Donati.

Già prima dei citati capolavori di Roberto Faenza, Fegotto ha infatti ospitato nel 1976 Giovannino di Paolo Nuzzi e nel 1993 Colpo di Luna di Alberto Simone. Nel 2004 Vito Zagarrìo vi ha girato Tre giorni di Anarchia e persino Alberto Angela vi ha dedicato alcune puntate di Ulisse, il piacere della scoperta.

Naturalmente Fegotto è stata una delle location privilegiate anche per Il Commissario Montalbano (qui sono stati girati gli episodi Il cane di terracotta, Gatto e cardellino, La pista di sabbia, La pazienza del ragno, Ritorno alle origini) e altre fiction televisive (L’onore e il rispetto, L’ultimo dei Corleonesi, Blindati).

Fonte: https://www.fegotto.it/it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *